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I quaderni della fattoria n.1
Feb 28
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I quaderni della fattoria n.1

I quaderni della “La Fattoria di Celestino”
Numero 1. Anno 2016

Raccolta di nozioni utili sui cavalli, sull’equitazione, le attrezzature, l’abbigliamento, le passeggiate a cavallo, le escursioni e tante altre notizie utili.
Sommario:

1. Introduzione
2. Prime elementari nozioni di equitazione.
3. Due parole sul trekking
4. Attività della fattoria


La redazione.

L'idea di realizzare un agriturismo con un centro equestre nasce da una idea di Celestino, con l'aiuto e la collaborazione dei suoi figli, Paolo, Enrico e Francesco e di alcuni amici, Claudio Carnevali (l'allievo) e soprattutto dall'apporto Di Fattor Pippo.
Domandarsi cosa abbia portato negli ultimi anni al sensibile aumento dei centri ippici, equivale a chiedersi perché il cavalcare per divertimento e per svago abbia raggiunto tanta popolarità. Infatti, mentre in passato l’equitazione era destinata esclusivamente a persone benestanti, con il passare del tempo questo hobby si é diffuso in tutti gli strati sociali.
Il successo dell’equitazione è dovuto anche alla consapevolezza diffusa che l’equitazione é uno sport alla portata di tutti dal punto di vista fisico e anche economico.
Anzi, sotto quest’aspetto, andare a cavallo é uno degli sport meno cari. Perché? In genere una lezione con tanto di maestro può andare dai 15 ai 25 €. Un buon equipaggiamento in grado di resistere per anni, va dai 200 ai 500 euro. Inoltre le tessere settimanali o mensili permettono di far scendere considerevolmente il costo delle lezioni, e di attirare un numero sempre maggiore di aspiranti cavalieri.
L’equitazione presenta, insomma, aspetti senza dubbio attraenti.
Innanzitutto, a differenza di altri sport, non richiede una dedizione assoluta e neanche un’innata predisposizione atletica. Ed ancora, per diventare buoni cavalieri non é necessario iniziare a praticare l’equitazione in tenera età. Quindi tutti possono imparare a cavalcare indipendentemente dall’età, dalla statura, dal sesso. L’equitazione, insomma, è diventato un modo diffuso di passare giornate piacevoli con costi contenuti, soddisfacendo, in alcuni casi, soprattutto con il trekking, il desiderio di avventura. Ecco spiegato quindi il fiorire di centri ippici in cui il divertimento e lo svago si sposa con un agonismo meno competitivo. Il successo dei centri ippici è dovuta anche al fatto che, a differenza della maggior parte delle attività sportive, l’equitazione consente di instaurare un rapporto piacevole e duraturo non con altro essere umano, bensì con un cavallo, animale dal carattere particolare.
L’attuale difficoltà nei rapporti interpersonali trova forse una sua soluzione nel contatto con questo quadrupede dagli umori variabili, ma dall’assoluta sincerità.
Ed ecco che per molti lo stress accumulato durante la settimana nell’ambiente di lavoro e tra le mura di un angusto appartamento in città, scompare grazie ad un paio di ore trascorse in maneggio, a contatto con la natura. Si pensa addirittura che chi ha l’abitudine di frequentare cavalli, stalle e maneggi mostri una minore presenza di difetti quali invidia, malignità, intolleranza. Il cavallo e tutto ciò che lo circonda sembrerebbe quindi in grado di svolgere un importante ruolo dal punto di vista psicologico, influenzando il comportamento dell’uomo ed operando una sorta di “ippoterapia morale”.
Ad aver colto questo aspetto sono stati anche i pubblicitari, ormai avvezzi ad usare sempre più il cavallo come immagine di genuinità e credibilità. Si sta quindi assistendo alla riscoperta di una dimensione di vita che riavvicina l’uomo alla natura e che riscopre i valori che purtroppo un progresso caotico ha troppo spesso sacrificato.


Titolo 1.
Prime elementari nozioni di equitazione.
E’ opinione diffusa, tra noi cavalieri della domenica, che per uscire in passeggiata a cavallo non sia necessario frequentare una scuola. Stravagante opinione, infatti non si può leggere un libro senza saperlo fare; solo dopo viene la qualità della lettura. Ovvio che molti amano sbagliare da soli, altri, soprattutto in Italia, sono “fai da te” e i risultati si vedono quando, raramente, si osserva lo stile di un gruppo di cavalieri in movimento. Questo paese è fatto così, in Germania o in Danimarca ogni sperduto di villaggio ha un capannone dove istruttori insegnano ad andare a cavallo. Non è vero che il lavoro in piano non serve, serve eccome, anche per noi che ci muoviamo soprattutto in campagna.

LE PRIME LEZIONI DI EQUITAZIONE
E’ difficile descrivere da cosa nasca la passione per il cavallo e per l’andare a cavallo. Ognuno ha il proprio motivo, per qualcuno non si tratta neanche di passione ma solo di curiosità, sfida o di un passatempo come un altro; per altri invece si trasforma in poesia, in una sensazione, in un modo di vivere.
Certo è che qualunque sia la cosa che ci spinge a salire su quella sella, l’approccio è comune a tutti, professionisti e cavalieri della domenica, o per lo meno così dovrebbe essere.
Abbiamo così chiesto ad una vecchia conoscenza quale fosse la maniera corretta per iniziare a montare a cavallo.
Piero Massolo è un cavaliere ormai appiedato dagli acciacchi derivati da una lunga esperienza equestre. Per quarant’anni ha gestito scuderie e centri ippici e ancora oggi, pur non montando più a cavallo, si dedica alla formazione di cavalieri e amazzoni presso l’A.S.D. “Mannus Club” di Villardora, in Bassa Valsusa. Racconta che da giovane, prima di diventare Istruttore federale di I° livello, frequentava i campi gara, e soprattutto i campi prova dei concorsi di salto ostacoli, non per assistere allo spettacolo ma per poter apprendere la tecnica equestre.
Alla prima domanda già ci ferma. Gli abbiamo chiesto cosa un istruttore dovrebbe far fare al proprio allievo la prima lezione di equitazione. E lui ha risposto che non si può parlare di prima, seconda o terza lezione, ma tutto il lavoro e il modo di impostarlo dipende dai mezzi a disposizione, quindi il cavallo, e soprattutto dall’attitudine dell’allievo, perché come in qualunque cosa c’è chi è più e chi meno portato.
Bisogna avere un buon cavallo, tranquillo, educato, esperto, sensibile alla voce dell’istruttore e che sappia girare alla longia.
Il primo approccio è fondamentale, è quindi buona cosa insegnare al principiante come avvicinarsi al cavallo senza spaventarlo, prendendo confidenza con lui senza però smettere di averne un po’di paura.
Le prime lezioni avvengono alla lunghina e sono dedicate all’impostazione dell’assetto del neofita che dovrà imparare a montare con i talloni bassi, lo sguardo tra le orecchie del cavallo e le spalle aperte e all’acquisizione della calma necessaria. Massolo insiste molto per tutta l’intervista sull’importanza della calma, della tranquillità che però non devono far perdere la decisione. Sottolinea anche come il rapporto tra uomo e cavallo debba rimanere tale senza trasformarsi in un “rapporto amoroso”, come se l’animale fosse un fidanzato.
Una volta acquistato un controllo iniziale del cavallo e ci si può permettere di aumentare l’andatura, si comincia a lavorare al trotto. Si farà molto trotto seduto per imparare ad entrare nel movimento del cavallo e molto trotto in sospensione per insegnare l’equilibrio al cavaliere. A questo concorrono il lavoro sulle barriere a terra e la ginnastica in sella.
Imparati i rudimenti si passerà ad affinare la tecnica insegnando a trottare sul diagonale corretto (quello esterno per alleggerire l’anteriore in girata) al fine di lavorare in maniera omogenea la muscolatura del cavallo. Gli “otto” sono ad esempio esercizi molto utili a questo scopo.
Si insegna che il cavallo non deve stare agli ordini perché il cavaliere tira ma perché cede. Bisogna alleggerire la mano esterna utilizzando invece la redine interna di apertura, sempre senza tirare.
Da questo punto in poi il livello aumenta e anche la difficoltà degli esercizi. Si passerà al galoppo e ai primi salti, ma ormai il nostro cavaliere non sarà più un principiante.
Ciò che non bisogna mai dimenticarsi è di insegnare a montare programmati. Non si deve salire a cavallo improvvisando ma sapendo già ciò che si deve fare, sia se accompagnati dall’istruttore, e soprattutto se si lavora da soli.
Ci risentiamo per continuare questa chiacchierata.
Luca Zignin


Titolo 3
DUE PAROLE SUL TREKKING A CAVALLO
Il termine trekking è ormai entrato nel linguaggio comune. Ma quanti sanno quale sia l'effettivo significato di questa parola? Viene spesso utilizzato come sinonimo di escursionismo (tanto è vero che su alcune enciclopedie multimediali digitando trekking si viene rimandati a escursionismo) ma con questo non ha niente a che fare, o meglio, molto poco. L'obiettivo di queste poche parole è quello di provare a fare chiarezza su questo argomento.
A cavallo tra gli anni '30 e '40 del XIX secolo migliaia di boeri, intorno a 12.000, si spostarono dai territori del Capo di Buona Speranza verso quella che ora è la parte più a nord del Sudafrica: il Nataal, le province di Transvaal e lo stato libero di Orange. Questa migrazione ebbe origine dall'emancipazione degli schiavi da parte degli inglesi e dalla restituzione alle tribù delle terre sul confine della Colonia del Capo.
I Boeri, la maggior parte dei quali di origine olandese, si mossero verso nord per fuggire dal dominio coloniale britannico. Questo viaggio dei Voortekkers (pionieri in lingua africaans) prese il nome di “Great Trek”, o per dirlo in italiano “Grande Trek”.


FOTO

Ecco dunque spiegata la derivazione del termine trekking. Ancora oggi se andiamo a cercare su un dizionario di inglese il suo significato troviamo: viaggio con animali da soma, in condizioni disagiate, talvolta su terreni sconnessi; oppure viaggio lento e faticoso talvolta su carri.
Potrebbe essere un ottimo sinonimo di escursionismo non fosse per quel piccolo particolare degli “animali da soma” che ormai non vengono quasi più utilizzati. Dico quasi perché c'è ancora qualcuno che intraprende davvero un trekking: chi mette la sella o il basto al suo cavallo, mulo o altro quadrupede e parte per una meta più lontana che vicina.
A questo proposito è bene fare un po' di distinzione perché è uso comune indicare con la parola trekking ogni qual volta si esca a cavallo. Non tutti sanno che esistono termini appropriati per ogni uscita e che questi dipendono dalla durata, dalle finalità, dalla presenza o meno di un servizio logistico.
Un'uscita che dura da qualche ore a due giorni è identificabile con il “passeggiata” o “escursione”. Sono proprio le passeggiate le uscite più gettonate nei maneggi che praticano l'equitazione di campagna.
Ben altro affare sono le spedizioni e i raid. Sono questi trekking molto impegnativi, sprovvisti nella maggior parte dei casi di servizio logistico. Si differenziano tra loro per le finalità.
Le spedizioni hanno carattere prevalentemente esplorativo e ricognitivo. Si partirà per una spedizione ad esempio per verificare l'agibilità di un percorso e le modifiche che sono state eventualmente fatte qualora non si passi da lungo tempo su un sentiero. Sono consigliate quando si ha in previsione di guidare un gruppo di cavalieri su percorsi conosciuti ma non battuti di frequente.
Di raid non se ne fanno ormai più. E' un termine di origine inglese che indica le incursioni a carattere militare. Ma ormai le cavallerie esistono più per finalità di rappresentanza o sportive che operative.
Quando nel 1800 nelle pianure americane si incontravano delle bande di indiani era possibile sapere se fossero in spedizione o se stessero facendo un raid osservando le code dei cavalli: nel primo caso le code erano legate, nel secondo no. Erano frequenti tra gli indiani i raid per rubare i cavalli alle tribù nemiche. Ecco perché i cavalli migliori la sera erano portati al centro dell'accampamento invece di essere lasciati con le mandrie al pascolo.
E' opportuno fare un'ulteriore distinzione per quanto riguarda i rally.
Soprattutto a cavallo tra gli anni '80 e '90 del secolo scorso centinaia di cavalieri si radunavano per viaggiare una settimana. Erano caratteristici nel sud della Francia e venivano organizzati alla fine della stagione estiva quando i maneggi, impegnati tutta l'estate con le attività turistiche, accoglievano persone e caricavano i cavalli sul van per incontrare altri cavalieri provenienti da tutta la Francia.
Lupo Luzi raccontava che ai suoi tempi i rally con l'ANTE francese radunavano 350 cavalieri che attraversavano la Provenza da Gap a Sisteron in sette giorni. Erano gli anni di Henry Roque e Giorgio Luzi.
I rally erano sempre appoggiati da un servizio logistico che portava l'equipaggiamento dei partecipanti.
In Italia negli ultimi anni hanno preso piede i raduni, che ai rally francesi si rifanno in parte. E' brutto notare però che si si sta perdendo la caratteristica equestre e che invece si tende a valorizzare l'aspetto aggregativo e soprattutto culinario. Il cavallo e l'andare a cavallo spesso non sono più il fine ma il mezzo per mangiare e bere in compagnia. Mi hanno raccontato di un raduno equestre in cui i cavalieri, se così si possono chiamare, sono partiti dalla scuderia, hanno cavalcato per 5 km su asfalto per arrivare in centro al paese dove hanno legato i cavalli per prendere l'aperitivo. Usciti dal bar sono rimontati in sella per tornare dalla stessa strada dell'andata e sedersi a un tavolo per mangiare e far festa fino a sera.
A noi piace andare a cavallo e vivere con il cavallo perché il cavallo ci rende liberi, portandoci attaccato alla sella tutto l'equipaggiamento necessario per non essere legati a un servizio logistico, badando solo alla strada che abbiamo davanti e alle esigenze del nostro cavallo. Questo non sempre è possibile e quindi talvolta ci avvaliamo di un mezzo di appoggio, soprattutto quando stiamo via più giorni e ci sono persone alle loro prime esperienze di trekking.
Luca Zignin

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