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I Quaderni della Fattoria - Il soccorso immediato
Dec 24
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I Quaderni della Fattoria - Il soccorso immediato

SOCCORSO IMMEDIATO

di Elisabetta Bianco

Quanto scritto di seguito è un insieme di consigli su come comportarsi in caso di incidenti o problemi medici che possono presentarsi.

La loro gestione è molto differente a seconda che chi soccorre l'infortunato sia una persona con competenze in campo medico (medico o paramedico) o senza esperienza.

La maggior parte degli infortuni è di lieve gravità e non necessita di assistenza medica/ospedaliera potendo essere risolta sul posto senza complicanze successive. Seppur fortunatamente in minoranza, esistono altre situazioni molto più gravi che necessitano assistenza specialistica e ricovero ospedaliero sia per la loro diretta risoluzione sia per la prevenzione delle possibili complicanze ad esse connesse. In questi casi, spesso, luogo e tempo di soccorso giocano un ruolo fondamentale: la stessa situazione può essere risolta senza problemi se il paziente si trova in ospedale e può essere mortale se il paziente non viene soccorso entro pochi minuti perché solo o in un luogo poco accessibile.

Quindi, il primo messaggio che considero fondamentale e di maggiore importanza, è di prudenza e di consapevolezza che condizioni caratterizzate dall'isolamento, specialmente in luoghi con cui si ha poco a che fare (come la montagna per un cittadino) sono legate ad un rischio intrinseco di incorrere in incidenti difficilmente gestibili e mortali. Le possibilità di soccorso sul luogo, infatti, sono estremamente limitate per un medico ed ancora di più per una persona non esperta in tale campo. Quanto detto non ha lo scopo di scoraggiare determinate attività; io stessa anni fa come responsabile scout ho portato per anni ragazzi in montagna in completo isolamento per giorni (e non ho mai avuto alcun problema prendendo le dovute precauzioni).

Vuole solo enfatizzare il fatto che esperienze di viaggio in isolamento debbano essere vissute con coscienza, rispetto per ciò che si fa e del luogo in cui si è; quando il rispetto per il luogo in cui si è lascia il posto al senso di conquista e di potere assoluto dell'uomo sulla natura allora il rischio che si abbiano incedenti gravi o mortali aumenta in modo esponenziale.

Di seguito riporto alcuni consigli su come comportarsi in caso di incidenti; quanto scrivo va adattato alla singola situazione, è un insieme di indicazioni non di regole da seguire in modo ferreo.

Il primo concetto da avere chiaro è che in situazioni di gravi incidenti l'unica possibilità di salvezza è legata all'assistenza di terzi. Quindi bisogna attivare il soccorso il prima possibile.

Bisogna analizzare il luogo in cui ci si trova ed accertarsi che sia sicuro. Chi soccorre non deve essere a sua volta in pericolo altrimenti si corre il rischio che invece di un infortunato ce ne siano 2. In caso di incidenti coinvolgenti più persone è necessario valutare le risorse disponibili: una persona non si può occupare contemporaneamente di altre 10. Quella stessa persona ha invece il compito di attivare i soccorsi e guidarli correttamente; ciò porta più beneficio che mettersi in condizione di rischio per aiutare male e per un tempo limitato qualcuno. Freddezza e logica invece di panico in condizioni critiche fa la differenza tra vita e morte. 

Per chi non ha nozioni in campo medico riporto alcune informazioni molto semplificate e base riguardo ad anatomia e fisiologia che hanno lo scopo di far comprendere ed interpretare sintomi legati a condizioni gravi e il senso di determinate manovre di soccorso.

Consideriamo il corpo umano una macchina autogestita. É una macchina che si aggiusta e si alimenta autonomamente (come se la nostra automobile andasse da sola a far benzina) e che, quando si ferma ha messo in atto una miriade di soluzioni, magari per anni.

Esistono due centri di controllo uno volontario, uno autonomo; sono localizzati nel cervello e nel midollo osseo. Praticamente noi volontariamente pensiamo, ci muoviamo e proviamo emozioni; tutte le attività continue e costanti da nascita a morte (il battito del cuore, il respiro, l'attività dell'intestino, dei reni, del fegato) sono gestite in maniera automatica. Tutto sulla base di una rete di connessione tra il cervello, gli organi e la pelle in modo che questo sistema di cui noi non ci accorgiamo agisca in base alle necessità dell'organismo (quando siamo disidratati ci fa venir sete) ed in base a cosa succede fuori dall'organismo (fa freddo e spostiamo il sangue lontano dalla pelle per preservare gli organi vitali; avvertiamo un pericolo e il cuore pompa più sangue, i polmoni ossigenano di più per scappare). Il sistema volontario può in parte governare quello autonomo.

Il sistema è ridondante, quando un pezzo si danneggia di solito esistono meccanismi di scorta. Alcuni organi importantissimi come il cuore sono autonomi nella loro funzione: il cuore batte anche fuori dal corpo se si lo si mantiene in vita.

Moriamo quando si ferma il cervello; il cervello vive grazie all'ossigeno portato dal sangue, è delicato e resiste pochissimo senza; gli altri organi, da quelli addominali, ai muscoli, alla pelle sono molto più resistenti.

Noi siamo predisposti per tutelare in ogni modo il cervello: ogni azione messa in atto dall'organismo e dai soccorritori in condizioni critiche serve per garantire apporto di sangue ossigenato al cervello e prevenirne sue lesioni.

Qualche semplice cenno di anatomia.

Il cervello è protetto dalle ossa della scatola cranica e si continua nel midollo che è protetto dalle vertebre. I neuroni sono le cellule che svolgono le funzioni nervose, i loro ordini, sotto forma di segnali elettrici, sono veicolati dai nervi che passano nella colonna vertebrale e poi la lasciano a vari livelli per arrivare in periferia. La distruzione dei neuroni o dei nervi interrompe queste funzioni (trama midollare porta a paralisi).

Nel torace abbiamo:

– i polmoni: sono come 2 spugne sottovuoto (grazie ad un sacco chiamato pleura) che si riempiono di aria e sangue caricandolo di ossigeno liberandolo di anidride carbonica

– il cuore: una pompa (un muscolo) a 4 camere, due di ingresso e due di pompaggio, che riceve il sangue da “sporco” da ossigenare (venoso), lo fa girare nei polmoni, quindi lo riaccetta e lo spinge in tutto il corpo attraverso un sistema di tubi, le arterie. Ha un'attività autonoma sincronizzata assoggettata alle esigenze dell'organismo; questo grazie ad un sistema elettrico interno che sincronizza e regola riempimento e svuotamento delle camere (i muscoli si contraggono mediante stimoli elettrici).

– I grandi vasi sanguigni e l'esofago che connette bocca e stomaco

Nell'addome sono presenti

– gli organi della digestione: stomaco-intestino; fegato a destra (un filtro che depura e lavora le varie sostanze assorbite dall'intestino o i prodotti di scarto del metabolismo). É per questo ricco di sangue); la milza a sinistra (anch'essa ricca di sangue)

– i reni nella parte posteriore, i surreni (ghiandole che producono svariati ormoni)

– grosse arterie e vene di connessione tra periferia e centro

– la vescica, ovaie e utero (nelle donne)

Gambe e braccia sono fatte di ossa rivestite da muscoli con all'interno nervo-vena-arteria. Esistono degli altri vasi, i linfatici che raccolgono acqua e sostanze dai tessuti e le portano nelle vene.

Nel collo passano trachea (dalla bocca-naso ai polmoni), esofago, arterie e vene giugulari di connessione con il cervello.

Il torace è protetto da costole. L'addome non ha ossa.

TRAUMI:

Il trauma è uno dei più facili incidenti nei quali si possa incorrere andando a cavallo.

Il trauma può essere per caduta da cavallo, si può prendere un calcio, si può sbattere contro rocce o alberi.

Il trauma può essere in un singolo punto del corpo o in punti diversi. Può associarsi a lacerazione della cute o a lesioni profonde; può comportare fratture ossee composte (allineate) o scomposte.

Da tenere a mente che fratture di vertebre possono associarsi a danno del midollo con lesioni permanenti o morte per lesione dei centri di controllo delle funzioni vitali (vertebre cervicali); costole fratturate possono diventare taglienti e bucare la pleura riempiendola di aria e schiacciando il polmone con conseguente soffocamento (pneumotorace iperteso).

Inoltre fratture e traumi possono determinare sanguinamenti (emorragie) e successivo collasso o morte. Ciò accade sia per rottura di arterie o vene grosse, sia per rottura di organi pieni di sangue (la milza, il fegato, il cuore). Sanguinamenti nel cervello sono pericolosissimi perché la scatola cranica è rigida e la massa di sangue lo schiaccia lesionandolo.

Dopo un trauma

Per prima cosa valutare lo stato di coscienza del soggetto:

Se non risponde NON muoverlo, ATTIVARE IL SOCCORSO. Immobilizzare il collo mettendosi dietro la testa del soggetto e mantenendo la testa con le due mani a livello delle orecchie in asse con con il corpo. Se non esperti non eseguire altre manovre.

Se il soggetto non respira va considerato in arresto. Essendo questa condizione mortale è più grave delle possibili lesioni legate al trauma: per tale ragione è lecito, in attesa del soccorso, iniziare il massaggio cardiaco. Se il soggetto è supino solo in corso di arresto respiratorio va girato per eseguire il massaggio cardiaco: per girarlo tenere in asse il testo con il corpo (in più persone, contemporaneamente come mostrato in figura).

Ricordare che in ogni altra situazione l'infortunato NON VA MOSSO!

 In caso di corpi estranei infilzati non rimuoverli. In caso di sanguinamento massivo da arti (specie zampillante) appoggiare un panno pulito sulla ferita e schiacciare; non mettere lacci a monte o valle.

 

 

 

Se è sveglio ed orientato

Chiedere se è dove ha dolore. Capire la gravità di un trauma, specialmente per chi non è uno specialista è estremamente difficile. Non sempre esiste correlazione tra dolore, intensità del trauma e gravità. Alle volte la mobilizzazione comporta ulteriori lesioni che possono comportare danni permanenti. Non esistono consigli per gestire autonomamente in sicurezza la situazione.

Per questa ragione ogni trauma va gestito con assistenza medica senza che l'infortunato si muova.  

In caso ciò non sia possibile o l'infortunato sia costretto a spostarsi (si trova da solo, isolato, senza possibilità di chiedere aiuto) deve essere conscio di correre un rischio.

Di seguito riporto comunque per conoscenza la descrizione di alcuni sintomi altamente suggestivi di gravi e pericolose lesioni: ripeto non permettono di decidere in autonomia di spostare l'infortunato in sicurezza!

Trauma intenso a livello dorsale o cervicale comporta immobilizzazione del capo come descritto per il soggetto incosciente. La presenza di partestesie (cioè formicolii) agli arti o l'incapacità di muovere le dita sono espressione di lesioni midollari: mobilizzare senza esperienza e presidi appositi è del tutto controproducente, il rischio è di aggravare le lesioni (le conseguenze sono permanenti!). In caso di lesione midollare il tempo di soccorso è importantissimo: i danni nervosi non recuperano più dopo che le cellule sono morte!

Torace e addome. Possono essere presenti fratture costali (che alle volte si percepiscono toccando). In tal caso muoversi mette a rischio di pneumotorace. Per quanto riguarda lesioni addominali a livello di milza e fegato tener presente che possono manifestarsi con dolore a distanza: un intenso dolore addominale a distanza dopo un trauma può essere espressione di rottura di milza o fegato e sanguinamento massivo, mortale se non corretto chirurgicamente in breve tempo.

Anche il trauma cranico può non manifestare sintomi all'inizio. Quando si ha un sanguinamento cerebrale i disturbi sono legati alla compressione del cervello e questa può intervenire dopo alcune ore (entro 24 ore). Un forte mal di testa, vomito improvviso a getto sono espressione di questo e richiedono assistenza immediata.

Quindi: dopo un trauma importante se si è in una zona isolata, anche se non sembrano essere presenti sintomi, bisogna attivare il soccorso senza spostare l'infortunato Sarà il 118 casomai a suggerire di muoversi. Se si decide a proprio rischio di muoversi comunque dirigersi presso un luogo in cui sia possibile operare una valutazione medica, non proseguire nel percorso.

 Fratture di ossa lunghe o lussazioni vanno manipolate il meno possibile. L'arto va immobilizzato con due stecche fissate con una benda o un oggetto analogo lasciando libera almeno una porzione ricordando che fasciature complete e strette sono pericolose perchè comportano necrosi (morte) del tessuto. L'arto non va mobilizzato. Il soggetto va soccorso sul luogo se possibile o trasportato in ospedale.

Antidolorifici come la tachipirina ad alta dose (1 g -massimo 3-4 al giorno in una persona sana e non allergica) possono essere utili. Evitare alcolici specie se in condizioni di freddo o di ferite. L'alcol seda ma vaso dilata e fa disperdere calore.

Va tenuto sempre a mente che va preservato il cervello e chi lo mantiene vitale: va mantenuta costante la temperatura interna, la vasocostrizione periferica è uno dei meccanismi più efficaci in quanto il sangue veicola calore.

Quindi ogni infortunato, specie se immobilizzato o con emorragie, va tenuto caldo, coperto.

Le ferite sono fonte di infezione. Le infezioni disseminate nell'organismo (sepsi) possono essere mortali se non trattate prontamente con antibiotici (e il trattamento alle volte risulta inefficace).

Quindi vanno evitate! Il rischio di sepsi aumenta a seconda dell'estensione e della profondità delle ferite: ferite superficiali in un soggetto giovane e sano non sono pericolose; ferite profonde, sporche, estese vanno pulite, disinfettate e valutate in ambiente medico.

Se non possibile un soccorso a breve le raccomandazioni sono di pulire il più possibile; un lieve gemizio di sangue dal tessuto pulisce; disinfettante, acqua ossigenata, soluzioni alcoliche o acqua pulita vanno bene. Tenere la ferita coperta con tessuti puliti (se a disposizione, garze o cerotti sterili). Non fare bendaggi stretti. In caso di ferite estese, maleodoranti, di presenza di pus o febbre può essere utile usare dell'antibiotico che va comunque assunto su prescrizione medica mentre ci si reca presso un presidio medico.

Una malattia gravissima legata a lesioni profonde specie in ambienti con cavalli è il tetano: è in bacillo che si riproduce nell'intestino del cavallo resiste nella polvere/terra come spora e cresce nei tessuti con poco ossigeno (come le ferite profonde); proliferando produce una tossina pericolosissima. Si evita rendendosi immuni con il vaccino (una vaccinazione dura 10 anni almeno); stupido non farla, soprattutto per chi va a cavallo.

USTIONI:

in caso di lievi ustioni con cute integra applicare ghiaccio o acqua fredda. Non bucare la cute se presenti bolle perché può infettarsi. Tenere coperta la zona.

In caso di lesioni o bruciature estese (> 20% superficie corporea) è necessario soccorso: la pelle è un rivestimento protettivo, non fa disperdere il liquidi, protegge da infezioni. Quando queste funzioni vanno perse interviene disidratazione, ipotermia e sepsi che possono portare a morte.

Le zone ustionate vanno coperte con tessuti puliti, vestiti attaccati alla pelle non vanno rimossi, se disponibile ed indicato da medico, dell'antibiotico può essere utile; far arrivare l'infortunato in ospedale nel minor tempo possibile.

COLPO DI CALORE:

E' dannoso il raffreddamento ma anche l'eccessivo riscaldamento. Temperature esterne eccessive ed esposizione protratta a sole possono comportare collasso o danno cerebrale. Il corpo al caldo cerca di abbassare la temperatura raffreddando il sangue: lo porta al livello cutaneo vaso dilatando le arterie e raffredda la pelle mediante evaporazione del sudore, lo fa circolare più velocemente per raffreddarlo prima. Questo porta ad abbassamento di pressione per disidratazione e calo delle resistenze periferiche. Quando la pressione del sangue non è sufficiente a farlo arrivare al cervello (la testa è sopra il cuore) questo non riceve ossigeno e va in blackout: il soggetto perde conoscenza.

Di solito la cosa si risolve non appena il cervello si trova in basso (cadendo) e riprende sangue. Questo è lo stesso meccanismo alla base della maggior parte degli svenimenti legati ad emozioni intense, dolore, ortostatismo protratto: a terra con le gambe alzate uno si riprende.

Nei casi più gravi l'organismo non riesce a raffreddare il sangue, la cute diventa rossa e asciutta, la temperatura sale oltre i 41 °C, compaiono mal di testa, debolezza, stato di confusione o incoscienza.

Il soggetto va messo in un luogo fresco, ventilato, idratato con bevande fredde (acqua – sali minerali se disponibili). Se la temperatura rimane alta o persiste uno stato di confusione o peggio di incoscienza è necessario soccorso medico.

MORSI - PUNTURE:

E' importante conoscere la fauna della zona in cui si è, sapere se ci sono insetti, ragni o serpenti velenosi e come riconoscerli; se non li si conosce tenerli se morti o fotografarli può essere utile. In Italia la maggior parte degli insetti non è velenosa per cui le loro punture possono essere dolorose ma non necessitano di assistenza medica. Rossore e prurito diffuso al corpo, gonfiore di faccia e lingua, difficoltà a respirare sono espressione di reazione allergica e sono pericolosi per il rischio di morte asfissia: richiedono assistenza medica immediata e terapia con antistaminico e cortisone se disponibili. Chiunque può avere reazioni allergiche, chi già lo sa deve prestare più attenzione e dotarsi di farmaci per il primo soccorso.

In generale malessere diffuso, difficoltà respiratorie, di movimento, di coscienza richiedono soccorso immediato.

Non in Italia ma all'estero febbri, alterazioni della coscienza, dimagrimento possono essere causate da insetti (es. malaria...): proteggersi dalle punture, eseguire la profilassi dove consigliata, farsi valutare da medici del luogo.

Esistono però da noi le zecche, abbondano nell'erba alta, tra gli animali, nel fieno: la loro puntura non è velenosa ma veicolano malattie infettive gravi come il morbo di Lyme.

Una nota riguardante i morsi da vipera:

EVITARLI: le vipere non attaccano, scappano, mordono solo per difesa. Quindi evitare di esporsi con zone del corpo vulnerabili (mani, caviglie nude) in zone in cui possano essere presenti o non visibili vipere (rocce – cespugli, erba alta). Il morso è caratterizzato da uno o due buchi distanziati da circa 1 cm (i serpenti non velenosi lasciano i segni di una fila di denti)

Quando morsi, il veleno è iniettato localmente, si assorbe attraverso i vasi linfatici che lo immettono in circolo; a quel punto si diffonde nel corpo e può diventare pericoloso. Le misure da adottare servono ad evirate questo processo e confinare il veleno alla zona del morso mentre ci si reca in ospedale:

– stare fermi e calmi, dolore e movimento fanno circolare più velocemente il sangue e diffondono il veleno.

- far fuoriuscire un po' di sangue per eliminare più veleno possibile: la vipera buca la pelle per inoculare il veleno, bastano i suoi buchi per farlo uscire, altri tagli non servono a nulla, fanno male, sono da evitare.

– Non usare alcol in quanto esso aumenta la potenza del veleno (meglio acqua e ghiaccio). Togliere anelli, bracciali che possono stringere in caso di gonfiore. Succhiar via il veleno sembra eroico ma mette solo a rischio di intossicazione di malattie trasmesse da sangue (epatiti, HIV) il soccorritore e non funziona.

– lacci stretti non vanno bene perché bloccano solo il ritorno venoso, creano dolore e danno dell'arto, non bloccano il ritorno linfatico che è la via di assorbimento del veleno. Bisogna fare un bendaggio non eccessivamente stretto, uniforme che parta dal morso e risalga fino alla radice dell'arto. Nel bendare porre la parte iniziale della benda obliqua e avvolgere l'arto in modo che i bordi della benda siano tra loro paralleli e si sovrappongano appena.  Portarsi una benda lunga e larga in zone popolate da vipere è ragionevole.

– Il siero non è consigliato, spesso dà reazioni anafilattiche mortali, va conservato al freddo e non riduce la mortalità. Si somministra solo in ospedale e solo in casi selezionati.

DIARREA/VOMITO:

Ha varie cause tra cui infezioni virali o batteriche o da tossine (presenti in cibi di origine animale andati a male o in acque contaminate). Solitamente si risolve in 24-48 ore. E' importante idratazione adeguata con supporto di sali minerali che vanno persi con la diarrea e alimentazione non appena possibile. Se non si risolve entro 48 ore meglio eseguire una valutazione medica.

CENNI DI RIANIMAZIONE - BLS (= “Basic Life Support):

Un soggetto può essere incosciente e non risvegliabile per vari motivi: svenimento da abbassamento di pressione (e si risolve subito da sdraiato), coma in cui respiro e attività cardiaca possono essere re presenti (come dopo crisi epilettiche o nell'ipoglicemia), oppure no. L'arresto cardiocircolatorio e respiratorio è una condizione gravissima che porta a morte certa entro pochissimi minuti.

L'unica speranza di sopravvivere è legata a soccorso immediato e supporto del circolo. La causa di un arresto può essere legata ad un blocco nella respirazione (per ostruzione meccanica delle vie aeree o per danno neurologico), blocco del cuore (per tilt del sistema elettrico, per danno esteso del muscolo come nell'infarto).

Le misure da adottare sono diversificate a seconda che il soccorritore sia medico-paramedico o no.

In ogni caso le misure adottate sul posto sono efficaci per un breve periodo: servono solo come supporto in attesa del soccorso altrimenti ritardano unicamente di qualche minuto la morte.

Quindi se una persona non è cosciente, non è risvegliabile e non respira la prima cosa da fare è ATTIVARE IL SOCCORSO. Dopo aver attivato il soccorso medico bisogna iniziare il massaggio cardiaco: questa manovra ha lo scopo di sostituire l'attività del cuore e far arrivare sangue al cervello. E' la più importante (ventilare lo è meno perché c'è una scorta di ossigeno nel sangue sufficiente per i primi minuti).

Le raccomandazioni internazionali semplificano al massimo le azioni da svolgere per un soccorritore non medico in modo da non perdere tempo in azioni magari non svolte adeguatamente:

  1. 1. soggetto a terra: se luogo sicuro avvicinarsi e chiamarlo
  2. 2. se non risponde vedere se respira: SE NON RESPIRA lo si considera in arresto→ → →
  3. 3. iniziare il MASSAGGIO CARDIACO: mettersi sul lato del paziente, al livello del torace, con le braccia dritte perpendicolari allo sterno (cioè l'osso nel centro del torace) e iniziare delle compressioni: per essere efficaci devono essere regolari (100 in un minuto) e forti (abbassare il torace di almeno 5 cm) seguite da rilasciamento completo.  Schiacciando si spreme il cuore, rilaciando lo si fa riempire. Un massaggio ben eseguito è vitale ma stancante, è fondamentale alternarsi tra soccorritori.

100 VOLTE/MINUTO

5 cm PROFONDITA'

  1. 4. Se si è in più soccorritori e se ne ha possibilità, estendere la testa per liberare le viee aeree (se non traumatizzato) e ventilare (respirazioni con presidi) allo scopo di insufflare aria nei polmoni in modo da distendere la gabbia toracica.Questa manovra non deve far perdere tempo ed è secondaria rispetto al massaggio che va interrotto il meno possibile. Se fatta lo schema è: 30 massaggi e 2 insufflazioni.

  

  Tutto ciò in attesa dei soccorsi che, ripeto, sono l'unica possibilità di salvezza.

In una situazione di emergenza gestita da più persone uno (quello più esperto o in contatto telefonico con il soccorso) coordina, gli altri eseguono: troppi cervelli e discussioni fanno perdere tempo e sono controproducenti.

Va inoltre considerato che massaggiare, specialmente se fatto senza esperienza, espone l'infortunato a rischio di traumi ulteriori (fratture costali, lesioni di organi addominali o toracici). Non massaggiare equivale tuttavia a morte certa quindi è buon senso accettare questo rischio.

E' possibile partecipare a corsi di addestramento BLS appositamente disegnati per chi non è medico.

FARMACI E PRESIDI:

Girare a cavallo comporta economia nel bagaglio e non consente di portare pesi o oggetti ingombranti. Da quanto spiegato fino ad ora tuttavia dovrebbe essere chiaro che non servono molte cose: situazioni gravi non possono essere gestite sul luogo, situazioni lievi non necessitano di assistenza.

I consigli che riporto di seguito sono personali, basati su buonsenso.

Per quanto riguarda la parola “terapie e farmaci” ho due considerazioni.

La prima è che farmaco non vuol dire sostanza artificiale, molte sostanze presenti in natura (erbe e piante) hanno proprietà farmacologiche: vanno usate solo se conosciute perchè, come i farmaci in compresse, possono avere effetti collaterali anche gravi e possono intossicare.

La medicina omeopatica non prevede l'uso diretto di sostanze con azione farmacologica: spesso i composti contengono invece sostanze attive. Ci sono condizioni in cui i farmaci servono (ad esempio gli antibiotici) e condizioni in cui servono meno: l'omeopatia non deve trovare spazio nel primo caso. Ad ognuno resta la libertà poi di credere e gestirsi nel modo che ritenga più opportuno.

Ognuno deve conoscere prima il proprio stato di salute e provvedere a portare farmaci o presidi differenti necessari a trattare problemi specifici; l'ideale è personalizzare la cosa su consiglio medico. Chi è affetto da patologie croniche deve aver con sé la terapia necessaria (sospendere terapie porta guai) e informarsi prima su come gestire eventuali problemi, su cosa poter assumere e cosa no, informando i compagni di viaggio su come comportarsi in caso di necessità.

Molte persone sono allergiche a farmaci, specialmente ad antibiotici: bisogna sapere in questi casi cosa poter assumere e cosa evitare perché lo shock anafilattico può essere mortale. Il medico fornisce queste informazioni.

Bisogna conoscere il posto in cui si va ed eventuali malattie endemiche.

Soggetti sani possono assumere in autonomia, senza valutazione medica, farmaci antidolorifici, antinfiammatori o antipiretici (es. aspirina, tachipirina, FANS). Tenere a mente che aspirina ed alcuni FANS bloccano le piastrine e peggiorano i sanguinamenti in caso di ferite. Consiglio di portar con sé della tachipirina: può svolgere a dosaggi diversi più azioni, antifebbrile a dose bassa, antidolorifico a dose di 1-2 g.

L'utilizzo di cortisonici, antistaminici, antibiotici va limitato a persone adeguatamente istruite da medici.

Bende larghe e pulite e qualche cerotto occupano poco spazio e possono servire.

Basarsi sul concetto che molti oggetti possono essere usati per tante funzioni: la cintura o i finimenti del cavallo possono servire da laccio per costruire una barella o per immobilizzare arti insieme a legni trovati in giro; le giacche, le coperte dei cavalli, le coperte termiche possono riparare da freddo essere la base per barelle. Foulard o sciarpe possono coprire dal freddo e riparare dal sole ma anche bendare.

Cellulare o sistemi di soccorso: permettono di chiamare il soccorso, possono essere salvavita (tel 118 oppure 112)

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